Vita e leggerezza: tramutare il brutto in bello mediante la consapevolezza dell’effimeratezza

Camminavo su una pianura dritto dritto e, superando gli ostacoli con un po di fatica, cosi andava il mio viaggio. E la motivazione la trovavo nello spazio piano che si frapponeva fra gli ostacoli. Un giorno, mentre mi accingevo a saltare, un soffio di vento mi spinse, e caddi in un dirupo. Non era solito trovare ostacoli proprio a ridosso di dirupi, e altrettanto insolito era essere sospinti da un colpo di vento, eppure accadde. Caddi. E li non ero solo. Li incontrai qualcuno. Si chiamava dolore. Lo odiavo, odiavo perche non ho piu motivo di odiarlo, in quanto oggi lo riconosco come maestro. Un po come quando ringrazi i genitori per la severita che con te hanno avuto. Il dolore mi parlo e mi fece vedere la situazione laggiu. Era terribile, non v’era niente. Solo terra bruciata. Era l’erba della prateria, bruciata dal sole e caduta li col vento. Mi disse che ogni cosa era destinata a fare quella fine. Lo odiavo perche distruggeva le illusioni sulle quali si poggiava la mia vita. Il dolore durante il giorno alzava la testa verso il sole. Gli parlava ma il sole non rispondeva. Il dolore non faceva altro che peggiorare se stesso. Per le continue domande, imprecazioni. L’erba passa la vita a crescere, si rallegra dell’acqua degli inverni, poi arriva l’estate e brucia. Perche? Perche? Perche? Poi a un punto comprese che era il suo punto di vista ad essere errato. Il problema non era l’erba che si bruciava, ma l’idea che l’erba non si dovesse bruciare. Doveva essere il punto di vista ad essere errato, perche quando accettava l’idea del bruciare si sentiva piu in pace. Uso’ quella sensazione come metro per misurare il giusto e lo sbagliato. Oh sventurato, mi disse, non t’affliggere, guarda questo lato crudo: nulla ha senso. Il senso è la strada. La vita in se è il senso. Il vivere è il solo ed unico senso. Non hai scopi. Ne mete. Tutti gli scopi sono secondari, sono solo il riflesso del vivere, la conseguenza del vivere. Non te ne curare. Ossia curatene, perche sei chiamato a giocare, ma ricordati della loro natura di gioco, effimera. Tu soffri perche gli dai l’importanza che non meritano, perche li rendi seri. E quando la vita ti dice: il gioco è finito, ne rimani deluso. Nasce la rabbia, perche avevi dato importanza all’effimero. Ma sei tu che hai sbagliato non la vita. Lo scopo della vita lo trovi nel vivere, la causa e il fine sono in te stesso. Cioè vivi senza scopi, vivi per vivere, perchè ami il vivere in se, vivi col piacere di poter vedere, di poter sentire, di poter camminare, di poter respirare, vivi grato del fatto che hai la possibilita di vivere, di esserci. Non è scontata. Come in un viaggio il fine è il viaggio stesso, la bellezza della vacanza in sè, cioe non importa dove si va basta che si va, così è la vita.

E in piu ti dico, se non ci fosse il bruciare del sole, non potrei godere del fatto che ora, si proprio ora, sono salvo. Non avrei la giustificazione per giocare, sarei piu sereno, ma forse piu monotono. Invece cosi posso giocare, posso avere problemi, ricordarmi della loro natura effimera e prenderli in giro, ridere. Questo giocare mi riempie di sensazioni, con le quali mi diverto, anche se sono brutte in fondo mi piacciono. È una danza. E il giocare mi è concesso perche è la mia unica fonte di salvezza.

Ti sintetizzo tutto così: prendi la vita come un gioco, prima che sia essa a dimostrarti che tutto è effimero. Perchè lì il gioco diventerebbe dramma. Perche è dalle delusioni che nascono i mostri. Non illuderti per non deluderti. Se ti illudi sappi che nulla è dovuto ne certo. E va bene cosi ridi lo stesso. Il fine è il vivere. Se ti concentri sul percepire la vita stessa, avrai piu pace, piu gioia. Basta concentrarsi sul percepire non prendendo sul serio cio che è percepito.

Commento:

La felicità dipende dai pensieri che si fanno sul mondo. I pensieri non sono altro che delle lenti costruite dalla ragione per vedere e orientarsi. Queste lenti possono essere modificate, senza entrare in uno stato di relativismo nichilistico e opportunistico, che porterebbero all’apatia e allo smarrimento. Infatti non bisogna concentrarsi solo su stessi, smarrendosi così dentro la propria interiorità, bensì occorre anche aiutare gli altri, quando si è pronti e se la situazione lo richiede, a cambiare il paio di occhiali, ma senza imposizioni e senza il senso del dover agire per forza, che deriva dalla necessità di sentirsi importante e non dalla genuina voglia di aiutare.

Ma a volte occorre rischiarare la mente, e spesso il rischiaramento avviene da parte di altri. (Dal Socrate di turno, si potrebbe dire) . Ricorda sempre e pensa che sei tu a dare potere alle cose che ti fanno soffrire. E questo potere deve essere dissacrato attraverso la consapevolezza sull’essenza delle cose.

Per questo i filosofi riflettono sul banale, per questo farsi una ragione propria è un qualcosa di rivoluzionario, perche la ragione dissacra tutto. Dobbiamo usarla per rendere meno pesante la vita. La ragione serve a concettualizzare la vita, e i concetti ci servono per orientarci meglio.

Quindi, anche se sembra a tratti
opportunistico, per cambiare la vita, occorre cambiare lo sguardo e trovare il proprio significato. Giocando così con essa. Giocando con tutto. Ma stando al contempo attenti allo stato di benessere degli altri, perchè se io sto bene sto bene anzitutto perchè sono libero, dunque devo garantire la libertà a tutti. Il benessere degli altri e il mio sono l’unica cosa “seria”, il resto in quanto mutevole va sì preso seriamente, ma con distacco.

Perchè la sofferenza nasce dal fatto che si prende sul serio il mutevole. Quando ciò che muta si sposta io cado. Se invece attraverso l’esercizio della ragione imparo a vedere il mutevole come tale, imparo a vederlo in maniera giocosa. Non mi faccio illudere. E da questo disincanto poi nasce un incanto che origina dalla consapevolezza che quella cosa è li e non è per sempre e quindi va goduta come si deve, essendo al tempo stessi pronti a lasciarla andare. Come in un gioco. Te lo godi solo perchè sai che dura poco. Senno lo daresti per scontato e non daresti a esso quel significato e valore, perchè il valore dipende dalla disponibilità di una cosa, e quanto piu sono consapevole della brevita con la quale una cosa è presente, tanto piu mi immergo in essa ma senza la pretesa che essa duri (e proprio questo è l’attaccamento).
È un po paradossale.

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