Paradossi

“Quando vivi seguendo estremamente la ragione, diventi folle” Perché chi è meno ragionevole di te, non può cogliere la tua ragione, perché non vede coi tuoi occhi, e dunque, giacché chiamiamo folle colui i cui comportamenti non comprendiamo, ecco che diverrai folle, perché non sarai compreso.

“Tanto più sai percepire il lato crudo della vita, tanto più sai essere felice” Perché l’organismo, quando è messo (e non quando si mette da solo) alle strette, deve reagire. La disperazione è un’energia abbastanza forte e l’organismo per bilanciarsi cerca l’opposto, e dunque la felicità. Quando però, il lato crudo della vita, non lo vuoi percepire tu (infatti sopra ho scritto “sai percepire”, perché appunto parlo di una percezione controllata che richiede un’abilità), ma in qualche modo i pensieri negativi ti arrivano e non sai controllarli, non sai essere felice. E’ come se, per apprezzare il salato, prima dovessi apprezzare il dolce. Ma se ti arriva il dolce e lo subisci, la mente è ancora incastrata e non ti permette di cercare il salato. La ricerca del dolce e del salato serve a rendere la mente capace di distaccarsi dalla sensazioni. Quando il distacco avviene, si aumenta l’indifferenza, e aumenta la felicità, in quanto l’indifferenza di cui parlo è quella positiva, ove cioè ogni cosa è accolta ugualmente bene, indifferentemente dal suo aspetto.

“Tanto più scavi in profondità con le domande, tanto più leggermente vivi” Perché imparando a vedere i problemi in modo logico, sei in grado di controllare l’illogicità della mente.

“Per voler bene a te stesso, devi andare oltre te stesso” Perché il bene migliore per l’uomo è l’amore, e l’amore non è altro che un ponte che ci connette all’altro in maniera armoniosa.

“Per essere qualcuno, devi essere nessuno” (questo precisamente perché le qualità le si esprimono meccanicamente (ed è precisamente questo che fa scoprire la preziosità che hai agli altri e ti genera riconoscimento) se si è privi di ansia, e giacché la ricerca di approvazione sociale da fonti esterne non fa che rinforzarne il desiderio e quest’ultimo non fa che rafforzare l’ansia [in quanto ogni desiderio causa speranza che a sua volta, se è autentica, genera paura e la paura appunto genera l’ansia]. Occorre arrivare all’approvazione sociale da fonti interne (cioè dobbiamo basare il nostro senso del sè sul giudizio che noi stessi abbiamo di noi stessi) in quanto se piacciamo a noi stessi, smettiamo di rappresentarci gli altri negativamente (gli altri ci appaiono negativamente sin quando il nostro senso di autostima è correlato al loro giudizio),e lo smettere di vedere l’altro negativamente ci apre verso una disposizione positiva che sicuramente ci genera riconoscimento. Tuttavia! La fonte interna da cui provengono i pensieri capaci di produrci libera autostima deve avvalersi dell’uso esclusivo della ragione, che è l’unica fonte interna capace di rendere l’uomo libero dalla passione, in quanto la ragione non fa altro che asservire i dati provenienti dall’ambiente al nostro organismo (e di non questo senso, come dice Spinoza, non ci fa subire). Ho usato la parola “nessuno” perché quando un individuo cerca il suo perché da se stesso e non dagli altri, rinuncia totalmente al giudizio altrui e diventa un nessuno, in quanto il processo di rinuncia inibisce la sua vanità, e l’assenza di ostentazione ti fa diventare un nessuno! (anche se, ed è questo il senso del paradosso, quando diventi quel nessuno, in realtà diventi speciale, ma lo coglierai nel tuo cuore, questo, e non nelle tue rappresentazioni, ossia non sui pensieri relativi ai tuoi possedimenti).