John: Ciao Patrick, amico mio! Quanto tempo dall’ultima volta! Come stai?
Patrick: Ciao amico mio, che piacere incontrarti di nuovo, come sto? Oh amico potrei rispondere di stare bene, ma con te, dato che apprezzi e ne sei stimolato, posso manifestare la mia complessità. La risposta non può essere esaustiva. Non posso dirti come sto io, o meglio non posso dirti con precisione come sto, in quanto io sto in più modi, e stando quindi in più modi, non sto in nessun modo, infatti non posso dire di stare in un modo, se sto anche in un altro modo! Ad esempio, se ti dico che sto bene, sto bene adesso in questo momento, ma ciò non significa che ad esempio dieci minuti fa stessi bene, magari ero stressato dal lavoro, e non stressato per motivi esistenziali, ma magari dal carico del lavoro stesso che non può non generare fatica. Noi non stiamo e non possiamo per necessità mai stare del tutto bene o del tutto male, e dobbiamo comprenderlo bene per essere meno pessimisti e meno ottimisti. La vita si modifica continuamente, in quanto, come sempre ti dico, il movimento stesso è la nostra condizione di esistenza, e dunque la modifica comporta sempre sofferenza, in quanto il processo di separazione, che la modifica comporta, porta sempre sofferenze, in quanto la sofferenza è causata dalla frustrazione che deriva dalla volontà della nostra mente di permanere nel suo stato. Quindi, in virtù di ciò, ti dico: se stai male, è normale, non pensare sia strano! Tuttavia, fa sì di stare più bene che male, ma non cercare di eliminare la sofferenza del tutto sognando grattacieli e palazzi, perché è impossibile eliminarla, in quanto siamo soggetti a trasformazioni che turbano inevitabilmente l’equilibrio ambito dalla nostra mente. Ma sto divagando come al solito. Adesso dimmi cosa ti porta qui.
John: sì amico mio! Mi confondi come al solito però ok. Come avrai intuito, sono qui perché necessito di parlare con una persona disposta ad ascoltare. Sai, io noto sempre più che il movente delle azioni umane sia slegato dall’etica, ossia che ogni azione nasca con un fine egoistico. Persino un genitore, e ora ci andrò giù un po’ pesante. Sai, io so che tu sei di mente aperta, e con te non trattengo nulla. Vorrei esporti dei pensieri. Secondo te, mettere al mondo un figlio, è un gesto altruistico? Anche in virtù di ciò che hai detto prima, giacché la sofferenza è inevitabile, è giusto mettere al mondo un figlio? Se un figlio si realizza, lo fa perché riesce a domare la sofferenza, ma quella sofferenza, comunque la sente! Allora non è meglio non sentirla affatto, dal principio, che imparare faticosamente a giostrarla? Un genitore non si pone queste domande? Non si chiede se sia giusto mettere al mondo una creatura che sarà sottoposta alla dura legge della morte? Egli queste domande non se le pone, e anzi brama di mettere al mondo un figlio, per poter dar senso alla sua vita. E d’altro canto, se non facessimo figli, ci estingueremmo. Quindi mio caro amico, qual è la soluzione?
Patrick: oh amico che domande mi poni… Devo ammettere che cosi mi getti nella confusione… Non penso che un genitore si faccia domande del genere… Se è vero che mettere al mondo un figlio possa sembrare dal tuo punto di vista un gesto egoistico, è anche vero che un genitore darebbe la vita per il proprio figlio, quante sofferenze è disposto ad affrontare il genitore per i propri figli!
John: amico, benchè io ti stimi più saggio di me, non riesci a persuadermi con queste parole. Benchè possano sembrare ciniche le mie parole, ti rammento che il concetto di egoismo e di altruismo non esistono… Non esistono persone egoiste o altruiste… Bensì esistono azioni che danneggiano per lo più i loro autori o che danneggiano per lo più le persone esterne che le subiscono. Infatti ad esempio un gesto egoista non giova autenticamente all’essere che lo compie, perchè il bisogno più profondo e alto che ha l’uomo è quello di amare e di essere amato. E neanche l’altruismo in senso stretto esiste, in quanto si da agli altri per dare a se stessi, perche come appena detto l’uomo ha bisogno di amare piu che di essere amato, e vuole essere amato per avere una scusa per amare, l’uomo non ha bisogno che di armonia, e l’armonia la si costruisce amando… Per questo il genitore non agisce ricercando un ricambio dal figlio, in quanto il ricambio lo ottiene dallo stesso esercizio dei doveri verso i figli… È la sensazione di fare qualcosa per gli altri che ci fa stare bene, ma il nostro ego ci fa vergognare di questo e ci spinge a cercare dei ricambi per giustificare questa nostra necessità di amare… Amare tuttavia è un processo complesso, in quanto l’amore non è che un processo che si ottiene dall’acquisita consapevolezza emotiva del fatto che l’altro abbia bisogno solo di amore. Per comprendere che l’altro ha solo bisogno di amore bisogna accedere a conoscenze in grado di smontare le sue recite per bene. Ma dell’amore ne abbiamo gia parlato altre volte. Piuttosto con queste parole vorrei dirti che ogni azione umana nasce dalla ricerca di amore. E noi ricerchiamo amore in più modi.
Ricerchiamo amore attraverso la materia o lo spirito. Chi si vuole arricchire, cerca amore, in quanto la ricchezza che ha serve a rendersi amabile e di conseguenza accettabile agli occhi degli altri.
Chi cerca la perfezione, cerca amore, in quanto la paura dell’imperfezione è generata dalla paura del rifiuto.
Chi rifiuta la ricchezza, cerca amore, in quanto rifiuta di avere per poter dare.
Patrick: oh, si amico, dietro ciò che dici c’è della bellezza, perchè c’è del bello nel vedere che l’altruismo sia un egoismo, in quanto ciò permette alla societá di esistere. Tuttavia amico nutro delle perplessità sul fatto che le azioni umane siano dettate dalla ricerca di amore. Il delinquente ad esempio potrebbe cercare amore, perchè un ladro potrebbe rubare per poter ottenere denaro utile al riconoscimento sociale, ma un assassino che amore puo ottenere dalle sue azioni?
John: Amico, giusta osservazione. Alcune azioni sembrano smentire quanto dico io. E per poter rispondere a quanto dici tu, occorre complessificare ulteriormente il discorso, analizzando le condizioni esistenziali in cui versa l’uomo. L’uomo apparentemente sembra non cercare amore, ma piacere. Cerchiamo il piacere con le nostre azioni… Ma… è un’apparenza. Come dice Schopenhauer, il piacere altro non è che l’assenza di dolore… Il piacere è un’anestesia per il dolore. Quando cerchiamo piacere, stiamo cercando di smettere di pensare a qualcosa, attraverso la sintonizzazione con quella sensazione! Il piacere è come una droga che serve a non pensare! Riflettici! E dunque… Di tanto più piacere abbiamo bisogno, tanto piu dolore abbiamo bisogno di colmare. Riflettici. Le persone “spirituali” cercano di liberarsi dai beni materiali attraverso pratiche quali preghiere perche queste predispongono ad un’apertura amorosa che diminuisce il dolore (in quanto questo è causato dall’incapacità di amare) e di conseguenza il bisogno materiale (che è la sua anestesia). Per quanto riguarda l’assassino, egli agisce in tal modo perche vuole eliminare il ricordo di un amore mancato, entrando tuttavia in un vortice infernale che mai lo libererà se non quando avrà riconosciuto che necessita di amare.
Detto ciò amico mio, potresti usare questi pensieri per cercare di entrare maggiormente in sintonia con gli altrui bisogni.
Scritto da Daniele Guzzardi.
