Saggezza e stoltezza

Vi sono varie sfumature della stoltezza.

Essa può nascere da uno squilibrio interiore che non porta a centrare il Sè sulla parte razionale e questo accade quando si è “domati dalle passioni” (ossia dalle emozioni). E quindi dall’assenza dell’esercizio della ragione (perchè il “vivi secondo ragione” è un modo di essere che va curato giorno dopo giorno).

Può tuttavia essere causata, probabilmente, da un bisogno psicologico inerente la necessità di essere amati in maniera incondizionata.

Il comportamento stolto può essere un modo attraverso cui chi lo compie mette alla prova il mondo. Come se si volesse essere accettati malgrado i propri difetti. Per questo lo “stolto” spesso è così pretenzioso.

Tutti abbiamo bisogno di essere accettati e amati.

Ora per comprendere cos’è la saggezza, indaghiamo sul come si può rendere “saggia” una persona “stolta”.

Per rendere una persona “saggia”, occorrere spingerla ad amare se stessa. Essenzialmente, la saggezza nasce da tale assunto interiore: “ho dei difetti, e non li ho solo io perchè i difetti sono legati alla natura umana (e qui risolve un grosso quesito esistenziale), e tuttavia ho bisogno di stare con gli altri (consapevolezza di ciò che è necessario all’uomo, derivante dall’ascolto attento delle emozioni e dall’amore di sè). Per starvi, devo domare i difetti.” E dunque questi difetti vengono in un certo senso placati, celati (e mai del tutto), e apparentemente il “saggio” non presenta difetti. E da qui la razionalità, e la tolleranza verso i difetti altrui, del “saggio”.

Invece lo “stolto” è come se volesse “legalizzare” i propri difetti. Cioè vorrebbe renderli accettabili. Questo lo deduco dalle ripetute azioni negative, dai ripetuti perdoni che si chiedono e dai ripetuti sbagli che si rifanno.

E lo fa perchè è stato identificato, a causa di sfortunate circostanze, più degli altri, nei suoi tratti di personalità negativi. Da questo senso di identificazione nasce la necessità che ha di essere approvato nei suoi lati negativi. E anzichè riconoscere lucidamente che quello con cui è stato identiticato è un suo lato realmente negativo e da tenere sotto controllo, lotta affinchè quel lato sia accettato.

Perchè tutti abbiamo bisogno di essere accettati.

Soltanto che nella percezione che poi si viene a creare in lui tutto diventa nero e da qui nascono i forti sensi di inadaguatezza, inferiorità, invidie e quant’altro (ecco le passioni tipiche di chi non è “saggio”, che poi si pongono come ostacolo per una percezione lucida e attenta della realtà). L’identificazione con i suoi lati negativi derivante dall’etichettamento della società lo porta a centrare l’attenzione solo sul negativo.

Non riuscendo a cogliere il positivo, o comunque, a causa dell’identificazione con quella idea di sè, lo “stolto” “lotta” per vedere riconosciuta la propria persona, con tutti i suoi difetti, all’interno della società.

In pratica lo “stolto” vuole accettare se stesso attraverso l’accettazione degli altri. Cioè pur di non riconoscere che quel lato di sè va domato e non va bene, si sforza di farlo entrare nella norma dei comportamenti sociali accettati. Cioè è come se un ladro anziche riconoscere che il prendere un oggetto altrui sia errato, si sforzi di far percepire agli altri che il prendere un oggetto altrui è un qualcosa di accettabile. Per non cambiare se stesso, vuole che quel se stesso sia giusto. E da qui i conflitti.

Quindi in definitiva cosa fare per rendere una persona “saggia”?

Occorre che un “saggio” vada a dire allo “stolto”: “Sono anch’io stolto! Perchè siamo entrambi sottomessi alle stesse leggi universali che ci plasmano come esseri neutri tendenzialmente portati al proprio utile (dalla consapevolezza che i difetti nascono da un qualcosa di slegato dalla mia volontà, ossia le leggi universali, con un salto che deriva dall’amore di sè si arriva ad accettare i propri difetti col fine di trascenderli, e di conseguenza si riconosce la necessità di riconoscere che al mondo non vada bene quella parte di noi e che è bene tenerla sotto controllo). Solo che io comprendo che l’utile coincide con l’amore, che è energia unificatrice e rafforzatrice, e comprendo pure che per amarmi ed amare devo sciogliere gli ostacoli che si pongono all’amore, e questi ostacoli sono proprio i difetti. E in questa comprensione i miei difetti vengono meno. Perchè riesco a vederli appunto come un difetto (in quanto ostacolano l’amore e dunque si pongono da intralcio), riesco anche a vedere la mia imperfezione, e dall’accettazione dell’idea di essere imperfetto (ed è questo il problema! Questa non accettazione è la causa di ogni conflitto) apro le porte verso l’amore per gli altri e per me stesso, perchè il superamento dell’imperfezione si ha nel rapporto con l’altro.”.

Quindi amati, e ama, e sarai “saggio”, perche saggio è chi è cosciente del proprio autentico utile, che è l’amore, che è energia che rafforza e per questo motivo energia giusta e da qui la giustizia del “saggio”.

L’essenza della saggezza sta nell’accettazione della propria imperfezione, che nasce da profonde riflessioni sulla natura umana. Il “saggio” non ha meno difetti dello “stolto”, in potenza ha lo stesso numero di difetti. Ha anch’egli una personalità con le sue problematiche, solo che ha la forza di accettare se stesso senza volere che la societa lo accetti e non sente il bisogno di muovere conflitto per cercare accettazioni, riconoscimenti, dagli altri. Ha tutto in sè e prende a sè il potere di accettarsi. Non dà agli altri il potere di poterlo rendere felice o triste. Questa cosa lo porta a vivere in uno stato di tranquillità. Accettando i propri difetti, accetta quelli degli altri. Riconoscendo i difetti propri come qualcosa di imperfetto, li doma. Domandoli, dà loro una collocazione interiore. Riconoscendo l’imperfezione, cerca la trascendenza. Che poi sfocia in trascendenza dalle idee e considerazioni su stesso, e da qui la sua felicità.

L’infelicità è causata da idee inadeguate sul proprio Sè, sugli altri e sul mondo. Trascendendo le idee su di se e sugli altri, il “saggio” poi diventa una persona semplice e leggera. Perchè la pesantezza è data dai continui pensieri che formuliamo su noi stessi e gli altri.

Il “saggio” nella sua semplicità sembra “stupido”, e forse lo è, perchè cessa di riflettere e cerca solo il legame con gli altri o con il mondo attraverso le relazioni. Questo cessare della riflessione nasce dall’aver esaurito ogni bisogno di riflessione, e non dall’incapacità di riflettere. E spesso questo è confuso e non compreso.

So che tuttavia le cose sono più complesse di così. Siamo tutti “saggi” e siamo tutti stolti talvolta a seconda dei casi. Nei casi dove non abbiamo necessità di disconoscere i nostri difetti siamo “saggi”. Dove ancora, per vari motivi, abbiamo bisogno che quel difetto sia accettato, magari perchè non abbiamo necessaria energia e volonta di cambiare quel lato di noi che non va, diventiamo “stolti”.

Tutti i comportamenti che portano all’unione, all’armonia e alla felicità sono saggi. Quanto più un uomo ricerca questo, comprendendo che è il vero utile, tanto più sarà “saggio”.

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