Dialogo tra Dan e Socrate in “La via del guerriero di pace” (di Dan Millman) [il protagonista del romanzo è lo stesso Dan]
[…] “Il mondo là fuori” , disse indicando l’orizzonte, “è una scuola, Dan. La vita è l’unico, vero insegnante. Ci offre molte esperienze, ma se l’esperienza da sola portasse saggezza e realizzazione, gli anziani sarebbero tutti felici, sarebbero tutti maestri illuminati. Bisogna scoprire le lezioni nascoste nelle esperienze. Io posso aiutarti a imparare dall’esperienza e a vedere il mondo con chiarezza. È la chiarezza di cui hai disperatamente bisogno in questo momento. Sai che è così, ma la tua mente si ribella. Non hai ancora trasformato l’esperienza in saggezza”.
“Non saprei, Socrate. Io non mi spingerei così in là”.
“Dan, adesso è ancora presto, ma in seguito saprai che cos’è lo ‘spingersi così in là'”.
Stavamo rientrando in ufficio, quando arrivò una scintillante Toyota rossa. Socrate continuò a parlare mentre apriva il serbatoio [era un benzinaio]. “Come tutti, ti è stato insegnato a raccogliere le informazioni dall’esterno. Libri, riviste, esperti…” Infilò la pistola nel serbatoio. “Come questa macchina, apri uno sportello e ti lasci riempire di informazioni. A volte l’informazione è super, e a volte è soltanto normale. Prendi le informazioni che trovi sul mercato, esattamente come la benzina”.
“Oh, grazie per avermelo ricordato. Devo pagare le tasse universitarie per il prossimo quadrimestre entro due giorni”.
Socrate annuì e continuò a riempire il serbatoio. Ma continuò a mettere la benzina anche quando il serbatoio era già pieno, con il risultato che uscì e si versò a terra. Ormai c’era un ruscello di benzina che correva sull’asfalto.
“Socrate, fai attenzione! Il serbatoio è pieno”.
Ignorandomi, continuò a far uscire benzina e disse: “Dan, tu sei come questo serbatoio. Straripi di preconcetti, sei pieno di nozioni inutili. Hai immagazzinato una quantità di fatti e opinioni, ma sai così poco di te stesso. Per poter imparare prima devi svuotare il tuo serbatoio”. Mi rivolse un ampio sorriso, strizzo’ l’occhio, chiuse la pompa con un click e aggiunse: “Ti spiace dare una pulita?”. […]
“Che cos’hai intenzione di fare? Riempirmi con i tuoi fatti?”, sbottai.
“Non si tratta di fatti, si tratta della saggezza del corpo”.
“La saggezza del corpo? Cosa vuoi dire?”
“Tutto quello che devi conoscere è già dentro di te. I segreti dell’universo sono impressi nelle cellule del tuo corpo. Ma non hai ancora imparato a leggere la saggezza del corpo. Hai letto dei libri, hai ascoltato gli esperti e speri che abbiano ragione”.
Non potevo crederci: un benzinaio che accusava i miei insegnanti di ignoranza, sottintendendo che la mia cultura universitaria era del tutto inutile.
“Sì, capisco il concetto di ‘saggezza del corpo’, ma non fa per me”
Scosse il capo lentamente. “Capisci molte cose, ma non hai realizzato nulla”.
“Che cosa vuoi dire?”.
“Capire è unidimensionale. È la comprensione dell’intelletto, e il suo prodotto sono le nozioni che possiedi. La realizzazione è tridimensionale, è la conoscenza simultanea della testa, del cuore e degli istinti. Si ottiene soltanto con l’esperienza diretta”
“Continuo a non seguirti”.
“Ricordi quando hai imparato a guidare? Prima di quel momento eri solo un passeggero, sapevi solo teoricamente che cosa voleva dire guidare. Quando ti sei messo al volante per la prima volta, l’hai realizzato”.
“È vero. Ricordo nettamente la sensazione: ‘Ecco com’è'”.
“Esattamente. La tua frase descrive perfettamente l’esperienza della realizzazione. Un giorno dirai la stessa cosa riguardo alla vita”.
[…]
“Dove sei ora, in questo momento?”.
Cominciai a parlare con entusiasmo di me stesso […]
“Magnifico” , commentò, “Ma non hai ancora risposto alla mia domanda. Dove sei ora?”.
“L’ho fatto. Ti ho detto come sono arrivato al punto in cui sono oggi, con il duro lavoro”.
“Dove sei?”.
“Che cosa intendi con dove sei?”‘
“Dove sei?”, ripeté paziente. “Sono qui”.”Qui, dove?””In questo ufficio, in questa stazione di servizio”.
Quel gioco incominciava ad innervosirmi.
“Dov’è questa stazione di servizio??”
“A Berkeley” “Dov’è Berkeley?” “In California” “Dov’è la California?” “Negli Stati Uniti” “Dove sono gli Stati Uniti?” “Su una terra emersa, uno dei continenti dell’ emisfero occidentale. Socrate, io…” “dove sono i continenti?” Sospirai. “Sulla Terra. Non abbiamo ancora finito?”.
“Dov’è la Terra?” “Nel sistema solare, il terzo pianeta a partire dal sole. Il sole è una piccola stella nella Via Lattea, va bene?”
“Amico!” , sospirai disperato alzando gli occhi al cielo. “Nell’Universo!”. Mi appoggiai contro il divano e incrociai le braccia. Per me , avevamo finito
“E dov’è” , sorrise Socrate, “l’universo?”
“L’universo… beh, esistono varie teorie sulla sua origine…”
“Non è quello che ti ho chiesto. Dov’è?”
“Non lo so. Come faccio a rispondere?”
“Questo è il punto. Non puoi rispondere e non lo potrai mai. Sfugge alla conoscenza. Ignori dov’è l’universo, quindi ignori dove sei. In realtà, non sai dove sia qualunque cosa, né che cosa sia qualunque cosa, o come sia venuta in esistenza. La vita è un mistero. La mia ignoranza”, aggiunse”, “è fondata su questa comprensione, e la tua conoscenza è fondata sull’ignoranza. Io sono un matto burlone e tu sei un asino serio.”
