Lavoriamo per la vita, ricordiamoci della sua misteriosità e godiamocela

La lettura dei Pensieri di Marco Aurelio ha inspirato in me quanto segue:

Ricordati: non è la vita che è a tua disposizione, sei piuttosto tu a disposizione di essa. Sii sempre pronto, perché quando essa riterrà opportuno, ti toglierà il diritto di asilo. Non dipende da te il tuo essere al mondo. Il soffrire per la morte è comprensibilissimo, perché sono coinvolte componenti emotive, perché amiamo, ma l’attaccamento alla vita nasce, comunque, da una concezione sbagliata del mondo e della nostra posizione nel mondo. Ritorno a quanto detto prima, siamo noi a disposizione della vita, e non il contrario. Noi siamo esseri naturali tanto quanto le piante, e per la vita abbiamo la stessa importanza di una roccia. I ruoli e le gerarchia ce li inventiamo noi, per soddisfare i nostri bisogni. Così come il mondo decompone una roccia, così decompone la nostra carne. Al di là di ogni considerazione metafisica, tutte le religioni, tutte le “tradizioni di spiritualità” (se così si può dire) concordano sul fatto che la carne deve morire, che la vita terrena in sè non può racchiudere tutto il significato. Gli atei dicono che questo significato non si troverà da nessuna parte, perché non esiste proprio.

Nessun essere umano quando attiva la ragione arriva alla conclusione che ci possa essere un fine in questo universo fisico. Se c’è un fine, il fine è al di là. Perciò, noi nasciamo in questo mondo, senza avere un fine, così per nascere. Dunque se teniamo a mente questo, se viviamo con questa consapevolezza, vivremo la nostra vita in maniera diversa, senza troppi attaccamenti, senza troppe ambizioni, senza troppe illusioni. Ma paradossalmente le cose assumeranno un gusto diverso, ogni cosa avrà un significato nuovo e più profondo. Perché vivere profondamente è vivere con la consapevolezza che niente ha senso. Da questa comprensione nasce la profondità. Quindi prepariamoci ogni giorno alla morte, e ricordiamo che sempre e comunque facciamo ciò che vuole la natura. Queste stesse righe le sta scrivendo la natura che si manifesta sottoforma di uomo. Non illudiamoci. Vediamoci per come siamo. Questo ci libererà. Ci darà pace.

Prepariamoci al fatto che da un giorno all’altro potremmo non esserci più. E che ogni volontà di voler essere qualcosa nel mondo nasce da una concezione distorta delle cose.

Viviamo la vita come una vacanza in una terra sconosciuta. E’ una vacanza. Non sappiamo quando finirà la vita. Quando sono in vacanza cerco di vivere quei giorni profondamente.

Facciamo pace con la precarietà.

Siamo una scia di un lungo vento, non conosciamo nè la direzione del vento nè le motivazioni del vento nè l’origine del vento nè la  destinazione del vento. Siamo aria rilasciata dal vento e per questo noi stessi siamo il vento. Ogni altra considerazione è illusione e l’illuderci di essere altro ci fa male perché poi la realtà ti porta il conto e ti fa comprendere che non sei quello e per questo soffri e allora credi di essere altro e allora di nuovo la realtà ti porta il conto e soffri di nuovo. Allora riconosco di essere niente, sono solo una parte del vento, e di questo ne sono felice, perché per esserci vuol dire che sono utile e già mi basta questa consapevolezza. Non posso non essere grato di esserci. Non posso non essere grato a chi mi ha dato la possibilità di esserci. Potevo anche non esserci e invece ci sono, e si aprono così in me infinite possibilità, nonostante sia solo una particella di vento, io so che la mia origine, la mia sostanza, è il vento. Non ricercherò altro, io sono una parte del vento e il vento stesso.

cumulo-perseo

 

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