La filosofia degli stoici ci chiama ad accettare la nostra condizione anziché combatterla, in quanto non sono le situazioni a turbarci, ma i giudizi su di esse.
Scrive Epitteto, nel Manuale:
“Non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi sulle cose. Per esempio la morte non è affatto terribile – altrimenti così sarebbe apparsa anche a Socrate -, ma il giudizio sulla morte, e cioè che sia terribile, ecco quel che è terribile. Quando dunque siamo ostacolati, o turbati, o soffriamo, non accusiamo mai nessun altro se non noi stessi, ovvero i nostri giudizi. E’ proprio di chi è ignaro di filosofia accusare gli altri delle proprie disgrazie; è proprio invece di chi ha cominciato a istruirsi accusare se stesso; è proprio infine di chi si è educato nella filosofia non accusare nè gli altri ne se stesso”
Da questa frase possiamo prendere mille spunti.
La filosofia stoica si basa sulla consapevolezza e l’accettazione dei limiti dell’uomo.
Scrive ancora Epitteto:
“Se vuoi che i tuoi figli, tua moglie, e i tuoi amici vivano per sempre, sei uno stolto: vuoi infatti che le cose che non siano in tuo potere lo siano e che le cose a te estranee siano tue. Alla stessa stregua, se vuoi che il tuo schiavo non sbagli, sei un pazzo, perché vuoi che il vizio non sia vizio, ma qualcos’altro. Ma se vuoi non fallire quando desideri qualche cosa, questo puoi ottenerlo. Esercitati dunque su ciò che puoi. Padrone di ciascuno è colui che ha il potere di procurargli o di togliergli ciò che egli vuole o non vuole. Chi dunque vuole essere libero, non desideri e non fugga qualcosa che è in potere di altri: altrimenti è inevitabile che sia schiavo”.
Se ti affanni per costruire, produrre, ricordati sempre che l’unica cosa su cui hai possesso sei tu. Non occorre fuggire dal mondo, ma ricordarsi che i castelli che si costruiscono sono fatti di sabbia.
Quando l’uomo dimentica di essere piccolo e fragile, facendosi troppo prendere dalla cose del mondo, la ragione viene coperta. Il problema nasce quando si ci ritrova da soli, nudi con se stessi.
Quando sei solo e non occupato nasce la noia. Perché la noia è noia? Perchè le code ti annoiano, ti innervosiscono? Perché quello spazio di tempo ci lascia da soli, con i nostri pensieri, e ci porta inevitabilmente a pensare. Molti si distraggono pensando al futuro o al passato, ma il dato di fatto è che quando si è nudi, e non si vive secondo la verità, si soffre.
Pascal parlava di divertissment, cioè lo stordimento di sè. L’uomo si incastra in mille occupazioni per non pensare alla penosa condizione esistenziale in cui vive. Diventa penosa, per l’uomo troppo incastrato nel mondo, perché si è illuso che non lo fosse. Cioè, per uno stoico, la condizione umana non è penosa, perché ha accettato la sua piccolezza, mentre l’uomo ordinario teme di ricordarsi la sua piccolezza, perché ha reso le cose che fa grandi, quando invece non lo sono affatto. Come si sente un uomo che va in pensione, non dovrebbe essere felice di aver smesso di lavorare?
La differenza tra uno stoico e una persona ambiziosa sta nelle illusioni create. Uno stoico accetta tutto e se perde qualcosa tende ad essere imperturbato, perché consapevole dell’illusione del possesso, mentre l’uomo ordinario continua a sprecare energie e a faticare per delle illusioni che lo possano far stordire.
Il filosofo Thoreau comprese questo, e per un periodo di tempo visse semplicemente in una casetta in un bosco. In questo passo di Walden parla del suo modo di produzione:
” […] non lavorando molto, non dovevo mangiare molto, e mangiare mi costava una stupidaggine; ma cominciando col tè, col caffè, col burro, col latte e col manzo, doveva lavorare sodo per pagarli, e quando aveva lavorato molto doveva mangiare molto un’altra volta per riparare i danni al suo sistema – ed era sempre la stessa cosa, anzi di più, perché era scontento e sprecava la vita in questo affare; eppure lo aveva considerato un vantaggio venendo in America, [siamo nella metà del 1800] quello di potersi procurare tè, caffè e carne tutti i giorni.”
Non interessa a me parlare di economia, ovviamente, ma il concetto che sta dietro a queste parole è molto profondo.
La povertà è tale sin quando si seguono le mete sociali poste dal livello di consapevolezza dominante nella tappa evolutiva. Se la maggioranza delle persone (livello di consapevolezza dominante) è ignorante su questioni profonde e importanti, sul senso della vita, possono le mete sociali, cioè i traguardi socialmente apprezzati e ambiti, portare gioia? In questo sta il distacco e il rifiuto dello stoico.
In un altro passo, Thoreau scrive:
“Per quanto riguarda le piramidi, non c’è nulla di cui meravigliarsi, se non il fatto di trovare tanti uomini talmente degradati da spendere una vita per costruire una tomba per un sempliciotto ambizioso, che sarebbe stato più saggio e virile annegare nel Nilo, per poi darne il corpo in pasto ai cani”.
Tuttavia il saggio non entra mai in conflitto col mondo, in quanto accetta tutto così com’è. Per bontà? No! Per consapevolezza.
Noi siamo il frutto di una evoluzione, e la società con le sue strutture rappresenta il livello di consapevolezza presente in questa tappa evolutiva.
Concludiamo con questo testo di Seneca:
“D’altra parte perché non dovresti credere che al saggio si convenga questa fermezza d’animo, quando tu stesso la riscontri in altri, anche se dettata da un motivo diverso? Nessun medico si arrabbia con un pazzo, nè si offende se un malato febbricitante lo insulta perché gli ha proibito l’acqua fredda. Ebbene, il saggio mostra verso tutti lo stesso atteggiamento che il medico ha nei confronti dei suoi pazienti, dei quali non disdegna di toccare le parti intime, se hanno bisogno di cure, di esaminare gli escrementi o altri rifiuti, nè di subire gli insulti quando li prende il delirio. Il saggio sa che tutti quelli che offendono, siano essi togati o porporati, benché all’aspetto sembrino sani, in realtà sono simili a dei malati che non sanno controllarsi, per cui, come il medico non se la prende se uno, sotto l’effetto di una malattia, osa dirgli qualche frase sgradevole, così egli rimane indifferente di fronte alle loro villanie, allo stesso modo in cui non tiene in alcun conto gli elogi che essi gli fanno. Analogamente non si compiace se un mendicante lo riverisce, nè si ritiene offeso se un plebeo non gli restituisce il saluto, e neppure monta in superbia se molti ricchi lo guardano con ammirazione, in quanto sa che costoro non differiscono affatto dai mendicanti, anzi sono più miserabili, perché a chi vive di elemosina basta poco, loro, invece, hanno bisogno di molto.”
Il succo del discorso è: liberati dalle aspettative, agisci su quello che è in tuo potere. E’ in tuo potere la ricerca della verità, che agisce sul tuo stato di coscienza e ti libera dagli inganni. Perché l’uomo affannato è l’uomo illuso. La sofferenza nasce dalla differenza tra ciò che vorremmo essere e cio che siamo (e per questo soffriamo per i giudizi) e dalla differenza tra cio che abbiamo e cio che vorremmo avere (per questo sono da controllare i desideri).
Perché questo atteggiamento passivo? Perché il mondo non è nostro, noi siamo un granello di sabbia. Il mondo va avanti per evoluzione, e noi siamo enti naturali che si evolvono, c’è chi si evolve prima, e chi dopo, e chi si evolve prima deve trascinare gli altri. Ma… per evitare manipolazioni o imposture, il metodo per cominciare a cambiare quel piccolo spazio che ci circonda, è l’amare. L’amore permette alla sterpaglia di diventare verde, unificandola al resto del giardino, senza discriminazione, ma con compassione, innaffia l’erba secca. Devi solo dare amore, cioè acqua, ed essa da sè fiorirà. In questo pensiero possiamo conciliare lo stoicismo (che è un atteggiamento di vita passivo) con la necessità di un cambiamento sociale.
Per comprendere ancora piu profondamente ciò, ti rimando a questo video sulla storia dell’evoluzione:
