Voglio dare uno spunto di riflessione e non una verità.
Partiamo da queste considerazioni:
1) tutti gli uomini hanno, o hanno avuto e hanno colmato dopo un lavoro, un senso di insoddisfazione.
2) tutti gli uomini sono inclini a qualcosa, e quelli che riescono a individuare quale sia quella cosa si realizzano e sono fondamentalmente felici (sono tuttavia pochi, ma in forte crescita, per questo c’è questa infelicità diffusa, ma questo benessere che avanza)
3) una persona felice non si cura molto degli altri, non ha interesse nell’attaccare brighe, polemizzare, piuttosto è una persona che costruisce relazioni, e se si trova in contrasto con qualcuno se ne allontana senza dare troppo peso a questo, una persona felice, se non le togli la possibilità di fare quel che la rende felice, non da mai problemi a nessuno.
Ora che ho chiaro questo, posso dare uno sguardo alla società.
Il senso di insoddisfazione che vi è dalla nascita, deriva dal fatto che l’uomo è un processo in divenire, che è atto in potenza alla Aristotele, cioe che nasce con tutto cio che deve avere per essere felice (anche la capacita relazionale, senza la quale non potrebbe bastare a se stesso), ma tuttavia deve conoscere, attraverso l’apprendimento, le sue qualita (non ottenere, ma conoscere una cosa che gia ha) per mettere in funzione la sua incredibile macchina, al fine di esprimere la sua essenza (che è il prodotto che viene fuori dal funzionamento buono della macchina).
La sua incredibile macchina la mette in funzione solo se è a conoscenza di ciò che ama fare e se ha i mezzi per farlo. Cioè, se un uomo riconosce la sua qualita e la esprime, genera subito la sua essenza, cambia visione del mondo perche vede che esso gli garantisce l’espressione di se e diventa un amico di esso, da qui la felicità.
Cosa voglio intendere? Ognuno ha delle qualità, che se non esprime non fruttano, non generano felicità. Se io amo la pittura, e pitturo, metto in moto la mia macchina, metto in moto il mio lato creativo e questo mi rende subito felice, perche ho espresso la mia essenza, ho preso la mia dote particolare e l’ho offerta al mondo. Ho dato un quadro non ordinario al mondo, perche è espressione di essenza libera, e il mondo mi ripaga per questo dono dandomi felicità.
Quando io esprimo la mia essenza, porto qualcosa di bello al mondo, e il mondo mi ricambia con belle sensazioni.
Ora, ti prego, potrei sicuramente dire stronzate, tuttavia è bello fantasticare sulle cose, e lo faccio.
Ho detto che l’uomo nasce insoddisfatto, e che la soddisfazione viene dall’espressione della sua essenza. Bene. Quando esprimi la parte piu nobile di te stesso, cioè quando fai quello che ami, esci subito dall’ego e diventi un tutt’uno con quella cosa.
Quando esprimi la tua essenza, esci da te stesso e diventi un tutt’uno con il mondo, no? Il mondo cosa è, se non dio? Dio cosa è, se non la totalità? In quel momento tu e il mondo siete una cosa sola, ed è da lì che viene il tuo potere creativo, che diventi divino, che apporti qualcosa di originale e unico al mondo. L’insoddifazione ti era data dal tuo essere separato dal mondo. Non eri completo, non eri pieno. Non comunicavi col mondo. Quando esprimi la tua essenza fai pace con l’universo intero.
L’inclinazione che tu hai è dio. Tutti siamo inclinati a dio. Ti piace la musica? Allora mentre canti ti ricongiungi a dio. Ti piace ballare? Mentre balli ti ricongiungi a dio. Piu spesso lo fai, cioe piu esprimi la tua essenza, e piu volte trovi dio.
Tutto cio che ti riconduce all’unione è dio, tutto cio che separa non è dio. Ma dio non ha necessita di unire, forse dio è il nome con cui chiamiamo le cose belle, veramente belle.
Non noti che vedi le persone brave nel tuo genere di gusti (gli idoli) come dei credenti cattolici vedrebbero dei santi? Non li adori (quasi) alla stessa maniera?
C’è un processo simile.
Seguire il proprio dàimon, è la soluzione.
L’uomo ha sempre bisogno di un qualcosa a cui sottomettersi e a cui dare tutto il proprio essere. È questo che rende felice l’uomo. È questo per me il ricongiungimento con dio. È l’unione del singolo con la totalità, dio è totalità. Dio è quella cosa piu grande di te e di tutti.
Tuttavia nella società accade che molte persone, per volonta loro o no, non possano fare cio che amano, e questo blocca la loro essenza. E allora vedono la soluzione in altre persone, vogliono aggrapparsi ad esse. Ma l’essere umano è imperfetto, e da qui tutti i problemi relazionali che generano frustrazione.
Se tutte le persone trovassero il loro dio, le relazioni sarebbero frutto di un amore che non è frutto di necessita, cioe non è il frutto della mia necessita di ricevere affetto, ma che è una emanazione naturale della mia essenza che è felice.
Cioè, le persone, quando sono gia felici di loro, quando fanno una cosa, o quando escono con qualcuno, non lo fanno per essere felici, perche gia lo sono, ma perche nutrono un desiderio, che non è frutto di privazione, naturale nel fare qualcos’altro. Cosi, tanto per vivere. Leggermente e profondamente.
Quindi abbiamo toccato tutti e tre i punti posti all’inizio.
Ovviamente, non è possibile, nel mondo, almeno per ora, che tutte le persone facciano quello per cui sono nate. Ma, sapendo che la societa, con le sue strutture, non è altro che la rappresentazione dell’evoluzione mentale della stragrande maggioranza dei suoi individui, possiamo auspicarci che in futuro, anche grazie alle nuove tecnologie che lavoreranno per noi, questo sia possibile.
Se ora non è possibile, non è preclusa la strada per la felicità. Perche quello che ho sopra esposto sarebbe la soluzione piu giusta, ma ve n’è anche una più adatta, ovvero, quella di fare un percorso su di se per esprimere l’essenza piu profonda di noi stessi in ogni gesto che si fa. Sarebbe una strada piu tortuosa e piena di insidie, rispetto a quella di esprimere semplicemente cio per cui si è più propensi e in questo trovare dio.
