Cosa è dio? Cosa è diavolo?

Mi avvalgo della facoltà di poter fantasticare sul significato profondo della questione di dio e diavolo.

Spesso nella nostra concezione vediamo contrapposta la possibilità di seguire dio, rinunciando a tutto, e quella di non rinunciarci.

Perché dio, in generale, “chiede” di rinunciare a tutto per lui? Quale può essere un significato alternativo del venerare dio? Perché farlo?

Quale può essere un significato profondo dei culti?

Quale può essere il significato di satana?

Un flusso di pensieri mi ha indicato questa possibile verità, cosa è dio se non il tutto? E cosa è satana se non la separazione dal tutto? Cosa sono le tentazioni se non l’inganno che ci spinge ad amare la nostra personalita anzitutto prima del tutto?

Vorrei adesso cominciare un discorso.

L’uomo nasce con un senso di vuoto e incompletezza (potrebbe essere il “peccato” originale, il karma) e intorno al come si può colmare questo vuoto si è costruita tutta la nostra cultura. Principalmente, vi sono due vie: quella della materia, o quella dello spirito.

La materia è mutevole e per questo ingannatrice, lo spirito è invariato e quindi sicuro.

Vi è una specie di accordo tra ego e materia: sembra che il primo si faccia ingannare, per sua struttura, dalla materia, dal mutevole. Ha a che fare con la materia tutto ciò che è possesso, anche gli status sociali che la gente ricerca mirano alla fine ad una ricompensa materiale, laddove per materia intendo anche le sensazioni e le passioni (perche mutevoli e fisiologiche).

L’uomo, che è l’insieme di un ente materiale e uno spirituale (visione dualistica) , segue sempre ciò che va in raccordo con la propria personalità, cerca il rafforzamento di essa, cerca materia col quale costruirsi. La materia è mutevole e ingannatrice, prima o poi ci presenta il conto, qui la sofferenza (ecco perché Buddha predicava il non attaccamento).

Lo spirito, invece, rende l’uomo stabile, imperturbato, sereno, in armonia. Il problema è che è difficile aprirsi ad esso. (Ma i “requisiti” per esso ce li abbiamo tutti, a differenza della materia). Per aprirci ad esso occorre solo non dare ascolto alla materia, che non vuol dire non darle importanza, ma darle quella che merita.

Quando si riesce a dare la giusta importanza alla materia e allo spirito, cioe quando si riconosce effettivamente cio che è giusto e ciò che è ingiusto, si ci apre verso un nuovo modo di essere.

Si comincia ad essere impersonali.

Si scopre che seguire dio non è altro che riconoscersi come effettivamente si è: un ente qualunque all’interno dell’immensita. Siamo un oggetto che pensa. Il pensiero ci serve a contemplare più da vicino l’opera, a vivere immersi in questa grande opera in 3D.

Non ci serve, il pensiero, a stabilire cosa è l’opera. Qui comincia la frustrazione per risposte che mai arriveranno. (Ecco perché il misticismo, che è un qualcosa che toglie le illusioni, contrariamente al pensiero comune, messe dalla societa, per ritornare alla verità: ciò che è, è indicibile e solo sperimentabile).

Riprendendo il discorso, quando mi riconosco come oggetto, lo si può capire solo se lo si prova, entra in me una sensazione di pace profonda, si mitigano le aspettative che ho e la frustrazione causata dal non sentirmi come dovrei essere. Ma come dovrei essere? Sono un oggetto, un nulla! Cosa pretenderei? Oh sciocco e disperato umano! Ti ho ho dotato di pensiero e tu credi di avere chissa che! Ahah! Questo penserebbe, amorevolmente, dio di noi, no?

Cosa è la personalita se non un qualcosa che ci illude e ci inganna? Ci fa credere di dover possedere questo e quest’altro, quando invece non possiamo possedere nulla, ci fa credere di essere questo e quest’altro, quando invece non siamo nulla. Cosa è ai nostri occhi una formica regina? È una formica un po piu grande delle altre, ma tutto qua. Eppure le altre formiche la temono come se fosse chissa cosa. Ma è chissa cosa solo nella loro verità, non nella verità cosmica.

Quindi seguire il diavolo potrebbe significare seguire l’ego? Seguire quella vocina che ti promette cose, che in realtà sono illusioni? E non seguirlo più significa tornare con dio, cioe tornare a considerarsi secondo la verita cosmica, ossia come un oggetto.

In fondo, la nostra sofferenza, non è forse causata dalla differenza tra cio che siamo e cio che vorremmo essere? Tra cio che abbiamo e cio che vorremmo avere?

Chi te li mette questi desideri in testa? Cio che ottieni ti è piu utile o piu inutile?

Tuttavia odiare l’ego non ha senso, perché l’ego è strutturato proprio cosi, e non puo essere strutturato in altro modo. Il prevalere dell’ego non è sua colpa, perche non è capace di intendere altro se non la separazione, quindi non ha scelta, non ha colpa. Piuttosto è nostra responsabilita il non renderci cosi ignoranti da lasciarci ingannare da un bambino, che deve crescere attraverso l’amore. Se amato l’ego puo dare una bella sfumatura, un tocco di colore, alla nostra anima.

Per capire profondamente cio che sto tentando di trasmettere, prova a fare una passeggiata tra la gente vedendoti come una parte tra il tutto, una minutissima parte, e nient’altro che questa. Osserva se in te entra una qualche energia.

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