Cosa è il male se non il turbamento delle proprie certezze? Quando critichiamo una persona che è “non buona” perché abbiamo il bisogno di farlo? Perché il “non essere buona” di quella persona ci turba? In fondo, non è una cosa che riguarda noi, no? E invece ci turba, ma perché? Scavando ho trovato, non senza l’ausilio di letture di cose già sapute e risapute, ci tengo a dirlo, la risposta. La risposta sta nella nostra visione del mondo e nel nostro sistema educativo. Abituati a rigidi pensieri, tendiamo ad assolutizzare la realtà, abbiamo la necessità di crearci sempre certezze su tutto e tutti. Abbiamo la necessità di crearci delle idee sulle cose. Tutto questo ha origine da una sola cosa, la paura, legata alla necessità di ricerca di un Assoluto. La necessità di una certezza cos’è se non una necessità, mascherata, di Dio? La necessità di trovare una base solida sulla quale appoggiarci. Anche l’Ateo ha questo bisogno. Ce lo abbiamo tutti.
Così l’uomo passa la vita a definire degli assoluti, scordandosi, inconsciamente forse, che l’Assoluto è uno e uno solo. Se io definisco il concetto di “uomo buono aiuta gli altri” ma poi nella realtà vedo che ci anche “uomini che non aiutano gli altri”, non posso dare per Assoluto che l’uomo debba aiutare gli altri. Non è un Assoluto, se non è sempre e solo così per tutte le cose.
Giacché questi assoluti, questi modelli ideali, non sono veri (perché il vero è sempre e comunque), una visione del mondo basata su questi non può che essere falsa, e ciò che è falso non è in linea col principio, non è in armonia, perché l’illusione è effimera, e ciò che è effimero prima o poi non è, e quindi vuol dire che non è mai stato.
Devo comprendere che la mia reazione di sdegno di fronte ad un uomo “non buono” non è causata dall’azione di quell’uomo, ma dal fatto che il mio sistema di credenze è stato messo in crisi da una evidente prova che lo fa traballare! Se un uomo fa una cosa scorretta, non critico la cosa scorretta in sè, ma mi da fastidio il fatto che un uomo la possa fare. Non è in linea con la mia visione del mondo.
Se critico una malattia, critico l’idea che una persona si possa ammalare.
Questo è un modo di ragionare folle e alienante rispetto a quello che è davvero il mondo.
Tutto ciò che accade non è sbagliato, è sbagliata la nostra presuntuosa convinzione che tutto ciò che accade dovrebbe accadere secondo i nostri comodi.
Questa visione distorta ci causa continue sofferenze. Perché sprechiamo le nostre vite nella ricerca di assolutizzazioni (sicurezze) che però o vengono continuamente distrutte (dall’imprevisto) o devono continuamente essere messe alla prova (perché ci si presenta sempre il caso opposto e allora dobbiamo rendere sicuro a noi stessi che la nostra visione assoluta sia giusta e che quell’altra cosa è una “pazzia” o stranezza). Esempio: se sono stato educato secondo il modello per cui è “giusto” (assoluto) che un uomo si debba comportare in un certo modo, io passerò tutta la mia vita a dover continuamente dimostrare, in seguito agli innumerevoli casi che smentiscono questo, di essere “giusto”.
Facciamo un esempio molto pratico.
In Italia si dà per certo e per Assoluto il fatto che una donna e un uomo sposati non dovrebbero avere relazioni “extra-coniugali”. L’uomo e la donna vivono secondo questo precetto morale per tutta la vita e ormai di questa “verità” ne fanno una cosa “scontata”.
Poi arriva la Verità della vita. Capita che uno dei due si invaghisce di un’altra persona e ci va a letto. Questa per me è la prova inconfutabile che il nostro sistema di “assolutizzazione di un’idea” è sbagliato. Perché se la natura mi permette di invaghirmi di un’altra persona anche se io sono sposato vuol dire che effettivamente è naturale così.
Cosa facciamo noi? Noi siamo folli. Perché pur di non riconoscere che quella nostra certezza su quel fenomeno è errata, cominciamo a prendercela con noi stessi! Non è quell’idea che è scellerata e contro natura, ma sono io a esserlo! Senza chiedersi però… perché la natura ha fatto sì che io mi invaghissi di quell’altra persona? Ecco come una persona diventa serva delle categorie concettuali che ha costruito per, in teoria, vivere meglio.
Andando avanti col ragionamento…
Da cosa nasce l’odio per una persona? Dal fatto che quella persona ci dimostra, con le sue azioni non conformi al nostro falso principio di verità, che le nostre certezze sul mondo sono false. Più che odio è sempre irritazione. Se però riconosciamo che non abbiamo certezze sul mondo, e che l’unica certezza (l’Assoluto) è che nessuna cosa è certa (tutto è relativo! E il fatto che tutto è relativo mi fa capire che tutto è relativo ad Uno, cioè è un Assoluto che tutto è relativo) mi farà prendere gli avvenimenti con maggiore leggerezza, senza troppe opposizioni e senza troppe seghe mentali (come questa ahah!).
Non esiste una persona “sbagliata”, ma esistono idee sbagliate che abbiamo su come dovrebbe essere una persona.
Se capiamo questo… all’odio farà spazio la comprensione. Questo è il passo verso una nuova Umanità, più intelligente e più capace di essere in linea con la Natura e in Armonia con tutto.
